Rapporto Privacy 2020, l’ombra digitale della pandemia


L’ombra digitale della pandemia è il titolo scelto per il consueto rapporto privacy e libertà digitali diffuso anche quest’anno da FreedomHouse, per il decimo anno consecutivo un declino della libertà globale su Internet che non ha precedenti.

Da quanto emerge dal rapporto, l’epoca del COVID-19 ha fatto emergere praticamente in tutto il mondo un inasprirsi delle limitazioni delle libertà digitali e della libera circolazione delle informazioni da parte di tutti i governi anche se in forme diverse. In periodi dove la connettività Internet si è dimostrata più come necessità che altro, le autorità ne hanno approfittato per sfruttare le opportunità create dalla pandemia per modellare le narrazioni generali, censurare voci critiche e costruire nuovi modelli di controllo sociale.

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Il rapporto di FreedomHouse di quest’anno sottolinea fra le tante cose tre tendenze in particolare; la prima, come i leader politici abbiano usato la pandemia per limitare l’accesso alle informazioni. La seconda, come le autorità abbiano usato il COVID-19 per allargare i poteri di sorveglianza anche attraverso tencologie IA. La terza, come parecchi governi si siano indirizzati verso nuove forme di “sovranità informatica” imponendo proprie normative per il controllo dei flussi informativi, a discapito della neutralità di Internet.

Ma non è tutto. Dai dati emerge come anche sul piano della società civile siano venute fuori criticità importanti che rivendicano ora più che mai un ruolo più forte da parte di tutti i cittadini, con la necessità di costruire nuovi modelli di piattaforme digitali che vadano oltre i classici conflitti fra interessi pubblici e interessi privati. Il tutto per ridare forza a nuove governance di Internet e per rafforzare i principi democratici e di partecipazione attraverso il web.

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Insomma una serie di pessime notizie, ma non ovunque. Come risulta dal rapporto che esamina 65 paesi del mondo rappresentando di fatto l’87% degli utenti Internet globali, 26 paesi hanno perso punteggi sul piano della privacy e libertà digitali, mentre 22 paesi hanno guadagnato punti migliorando anche se di poco la loro situazione.

Il rapporto completo (tradotto con Google) merita una lettura approfondita.

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Pubblicato da Alessio Grandi Lab

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